Noi - David Nicholls

Con il romanzo di successo Un giorno, aveva stupito per l’originalità e l’intensità della sua storia d’amore. Ora, lo scrittore inglese David Nicholls ritorna a sorprendere i suoi lettori con Noi (Bloom, Neri Pozza), una storia più familiare dai risvolti imprevedibili, ma non meno commoventi.

Nonostante appartenessero a mondi diversi, Douglas e Connie – dottore in biochimica estremamente concentrato sul proprio lavoro lui, pittrice amante della pazza vita da artista lei – si sono piaciuti fin dal loro primo incontro, durante una festa nel piccolo appartamento di Karen, la sorella di Douglas. Erano gli anni Ottanta e, dopo più di un ventennio, sono ancora sposati e hanno un figlio adolescente, Albie, che presto proseguirà i suoi studi d’arte lontano dalla grande casa in campagna dove la famiglia Petersen vive.

Apparentemente una vita felice, nonostante gli screzi e gli attriti che i ragazzi di oggi provocano anche nelle coppie più unite e le diversità che ancora contraddistinguono due modi opposti di vedere e vivere la propria esistenza. Una notte, però, a svegliare Douglas non è la paura che la moglie ha dei ladri, ma piuttosto il suo bisogno di confessare che “il loro matrimonio è arrivato al capolinea” e che lei lo lascerà dopo la partenza di Albie per il college.

Per Douglas, che ama Connie come il primo giorno e non può nemmeno immaginare di invecchiare senza di lei, è una decisione che non può accettare passivamente. E poiché la moglie non vuole cancellare il Grand Tour organizzato per quell’estate prendendo spunto dai viaggi nelle principali città europee dei giovani aristocratici del 1700, l’uomo decide che farà di tutto perché quella vacanza lo aiuti a riconquistarla e a riavvicinarsi a quel figlio che sente così diverso, quasi ostile.

Fin dai primi momenti, nonostante tutta la sua buona volontà, Douglas si rende conto che l’obiettivo non è facilmente raggiungibile come aveva previsto: le sue battute non fanno ridere, i suoi sforzi di apparire colto risultano goffi, superficiali, l’impegno messo nel programmare ogni singolo momento del viaggio non fa che annoiare moglie e figlio. I molti imprevisti, gli incontri più banali e, infine, la decisione di Albie di andarsene con Kat, la suonatrice di fisarmonica conosciuta a Parigi, senza lasciare traccia: tutto sembra complottare per il fallimento della sua strategia, a meno che cercare Albie nelle città d’arte italiane, trovarlo e riportarlo a casa dove la madre, in ansia come non mai, lo sta aspettando, non riesca a sistemare ogni cosa.

Narrato in prima persona da Douglas, il romanzo alterna 180 brevi capitoli – alcuni sono brevissimi – dedicati al viaggio estivo, alternati ad altri in cui vengono descritti i primi tempi, i “giorni felici”, quasi con il piglio di uno scienziato che, in laboratorio, stia studiando i mutamenti genetici di una drosophila melanogaster, il comune moscerino della frutta.

La trama è pervasa da un innato senso dell’umorismo e da un’inconsapevole autoironia, che rendono divertenti anche le situazioni più imbarazzanti, dalle quali Douglas sembra quasi essere attratto. Non mancano certo i momenti dolorosi, le perdite, le crisi ma, alla fine, tutto viene ricondotto al normale scorrere della vita e superato, anche se con qualche comprensibile difficoltà.

Quanto possono pesare, nel tempo, le differenze in una coppia? E’ possibile costringere qualcuno a continuare ad amarci se il sentimento si è esaurito? Quanto a lungo è possibile trattenere qualcuno che sente di non amarci più in una casa grande e resa ancor più vuota dalla partenza di un figlio?

Non c’è nulla di estremo nel racconto di Douglas: le dinamiche del mondo familiare che ci descrive, mostrando una certa rigidità di pensiero che contraddistingue (forse) le menti scientifiche o chi ha avuto, a sua volta, un genitore distaccato e severo, è quello di ciascuno di noi: uomini, donne e giovani, mariti, mogli e figli del nostro tempo, con le contraddizioni e le incoerenze che ci contraddistinguono.
Il Gran Tour della famiglia Petersen diventa allora un viaggio dello spirito, in cui emergono problemi, illusioni e delusioni e permette di guardarsi un po’ dentro.
Le disavventure del protagonista, che alla fine avrà la lucidità di mostrare che esistono almeno altri due punti di vista della storia – quello della moglie e del figlio –, spiazzano a volte il lettore, portandolo, attraverso l’empatia, alla riflessione su valori autentici: l’importanza della famiglia, di affetti veri, ma anche il bisogno di esprimersi liberamente, il peso che portiamo del nostro passato...
E, soprattutto, insegna che, a volte, nella vita, esiste più di un lieto fine e che bisogna arrivare proprio all’ultima riga per scoprirlo.

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