“Non ditelo allo scrittore” di Alice Basso

Dopo “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” e “Scrivere è un mestiere pericoloso”, il ritorno della simpatica ed originale protagonista dei romanzi di Alice Basso, Vani Sarca, è per i lettori un regalo gradito che non si è fatto attendere: mantenendo una cadenza annuale, la scrittrice milanese, ma torinese di adozione, è tornata in libreria con “Non ditelo allo scrittore” (Garzanti, 2017).

Dopo due romanzi, ormai conosciamo bene Vani, lei è “Una Che Capisce”:

“D’altro canto, mica puoi fare la ghostwriter, se non sai entrare nella testa della gente e imparare in fretta come diavolo pensa.
Non puoi passare la vita a scrivere libri che vengono firmati da altre persone se non ti ci sai immedesimare, in queste altre persone. Se non sai capirle al volo, prendergli le misure in un attimo, e afferrare così bene come ragionano e come si esprimono da saperle imitare in modo che nessun lettore si accorga che il libro lo hai scritto tu e non loro”.

Un’empatia priva di simpatia che le è sempre venuta naturale, fin da piccola, e che ora le permette, tanto per fare un esempio, di capire al volo la situazione che si è venuta a creare tra due ragazze in un bar, in vena di scambiarsi confidenze, nonostante siano a meno di un metro di distanza da lei: distruggere la loro amicizia, anche se già in crisi, è un attimo.

Come in passato, Vani si trova a dover fronteggiare diverse situazioni problematiche.

Lavoro. Il suo capo, Enrico Fuschi la incarica di trovare, e poi di rendere innocuo, il vero autore di uno dei grandi capolavori della letteratura italiana moderna: “Verrò a trovarvi sul lago”.
A vent’anni dalla sua prima apparizione, le Edizioni L’Erica hanno deciso di ripubblicare il romanzo portato al successo da Ruggero Solimano, ora scomparso, arricchendo il nuovo volume con un apparato di appendici: lettere dell’autore, foto delle bozze, documenti sulla sua genesi. Peccato che ad un’analisi neppure tanto approfondita, risulti chiaro che non sia Solimano il vero autore…

Collaborazioni. Il commissario Berganza, che l’ha fatta ingaggiare dalla Polizia di Stato come

“consulente in materia di comunicazione e relazioni pubbliche”

pur non volendola coinvolgere direttamente in un’inchiesta particolarmente delicata e pericolosa, le chiede di sfruttare la sua capacità di entrare nella testa delle persone per scoprire come possa un boss malavitoso, rinchiuso ai domiciliari e controllato a vista, guidare i propri loschi traffici.
Inutile dire che il caso verrà risolto da una geniale intuizione della ghostwriter, ma non prima di aver smascherato una badante con manie omicide e di aver salvato la vita del commissario.

Sentimenti. Da una parte, l’affascinante scrittore Riccardo Randi, l’ex pronto a qualsiasi cosa per riconquistarla, mette in atto una serie di espedienti che dovrebbe ricondurre la giovane fra le sue braccia: mazzi giornalieri di rose, gigantesche scritte viola sul marciapiede, regali costosi, feste a sorpresa e, naturalmente, la sua presenza nei momenti di bisogno – a salvarla dalle pressanti richieste della sorella o dalle intemperanze di un autore piuttosto scontroso.
Dall’altra, il commissario Berganza che, nonostante la differenza d’età e una sorella molto critica verso i suoi affari di cuore, vorrebbe finalmente manifestarle ciò che prova.

Amicizia. È un duro colpo scoprire che Morgana – la sua

“controfigura in miniatura, la quindicenne dark e secchiona”

che vive nell’appartamento sopra il suo e che la idolatra – è in combutta con Riccardo nel portare a termine il piano per riconquistarla, convinta com’è che l’uomo meriti una seconda chance e che Vani non sappia bene neppure lei che cosa vuole.
Sembra invece aver capito tutto la ragazzina, che scrive una canzone che parla proprio di lei:

“…sei inquieta e instabile e hai l’aria di sapere benissimo cosa non vuoi, ma di non sapere decidere dove andarti a cercare la tua felicità”.

Proprio Vani, che sa entrare con naturalezza nella testa degli altri, fatica a leggere in se stessa i propri sentimenti. Forse sarebbe tutto più semplice se decidesse di assecondare Riccardo, mettere da parte lo snobismo e riconoscere la bellezza delle sue trovate.
Poi però, ha un “attacco di reflusso”, ma non gastrico, di ricordi che la riportano agli anni del liceo, alle lezioni di inglese e al professor Reale, il migliore che abbia mai avuto.

In effetti, nel romanzo sono inseriti diversi capitoli che descrivono episodi risalenti al 1997, al 1998 e al 1999: situazioni vissute nella classe di Vani, in casa Sarca o in vacanza, quando, in un momento di estrema lucidità, mette fine al fidanzamento con Marco –

“quello alto, biondo, bello, che gioca a basket e che ha la madre commercialista e il padre primario”.

Oltre a conoscere meglio la protagonista, questi flashback ci fanno comprendere com’era Vani adolescente, come si è formata la sua personalità e quanto sia importante la presenza di figure adulte capaci di stimolare un atteggiamento critico e consapevole.
E riportando alla memoria la lezione sul “Paradiso Perduto” di Milton, in cui Adamo sceglie consapevolmente di seguire Eva nonostante sia stata rinnegata – si prendono per mano e vanno insieme per la strada che si sono scelti sotto lo sguardo dell’arcangelo Michele – non solo riesce a risolvere il caso di Berganza, ma anche a decidere di non tirarsi più indietro in una relazione solo perché ha paura che finisca male.

È vero, in “Non ditelo allo scrittore” distinguiamo gli stessi elementi che hanno caratterizzato i precedenti romanzi: libri, autori, il mondo dell’editoria, indagini, sentimenti, intuizioni e un personaggio originale e sfrontato che crea dipendenza; ma questo materiale si presenta ogni volta rinnovato e rivitalizzato da nuove invenzioni e trattato dalla penna di Alice Basso con il giusto tono ironico, con una scrittura moderna e divertente e in un perfetto equilibrio fra il tempo della storia e il tempo della narrazione.
E per la tranquillità dei lettori, ci sembra di intravvedere ottime prospettive per ulteriori interessanti sviluppi nella vita di Silvana Sarca.

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