“Non sono un assassino” di Francesco Caringella

Tra i candidati al Premio Strega 2015 anche un nome nuovo nella narrativa, quello del Consigliere di Stato Francesco Caringella che si misura con un thriller ambientato tra la Puglia e la Basilicata, ai giorni nostri.

Non sono un assassino” (Newton Compton, 2014) racconta la storia di un ispettore di polizia, Francesco Prencipe, e del suo migliore amico, il magistrato Giovanni Mastropaolo.

Il delitto avviene nelle prime pagine del romanzo: svegliato all’alba da Giovanni che gli impone di raggiungerlo subito nella sua villa a Santa Caterina di Nardò, Prencipe parte da Bari e con la sua potente Bmw raggiunge la casa dell’amico, isolata, di fronte al mare. Siamo a dicembre, intorno non c’è anima viva e piove: il colloquio fra i due amici, separati inspiegabilmente da un paio d’anni, è duro, e la risposta alla lunga domanda del giudice è negativa. Il poliziotto si allontana dalla villa e mentre prende velocità si accorge che parcheggia al suo posto una moto di grossa cilindrata, guidata da un uomo con un casco integrale rosso. Dopo pochi minuti la domestica del giudice entra in casa e lo trova morto: un solo colpo di pistola lo ha raggiunto alla testa. Prencipe capisce di essere fortemente sospettato e prima di affrontare le autorità trascorre una giornata con sua figlia Martina, adolescente bella e inquieta, ostile verso il padre dopo che lui si è separato dalla moglie Vittoria, che non gli ha perdonato le numerose scappatelle e una vita disordinata. E’ l’ultima giornata di libertà per il poliziotto.

La parte centrale e più interessante del libro è quella della detenzione e del processo per omicidio premeditato nei confronti dell’amico giudice che Francesco Prencipe deve affrontare. Si sa che il magistrato aveva molti nemici all’interno della nuova malavita pugliese e sarebbe logico cercare lì il vero colpevole dell’omicidio di cui il poliziotto si dichiara innocente, eppure il Pubblico Ministero, la bella Paola Maralfa, non ha alcun dubbio, perché le prove a carico di Prencipe appaiono inoppugnabili: le sue impronte, l’orario della morte, testimoni oculari hanno intrappolato il poliziotto, difeso dall’amico d’infanzia Giorgio Laudadio, anche se la strategia difensiva si propone ardua e difficilissima da sostenere. Il processo penale viene raccontato con efficacia narrativa e con grande competenza giuridica, rendendo quelle pagine avvincenti ed istruttive, soprattutto per chi ama seguire i processi penali che in tempi recenti spesso diventano spettacoli mediatici…

“In ogni processo un giudice conosce tante verità diverse. Quella del pubblico ministero che reclama la condanna. Quella dell’imputato che grida la sua innocenza. Quella del testimone che scoperchia il vaso dei ricordi. Quella della vittima che chiede vendetta. Quella del pubblico che vuole un colpevole. Sta al giudice scegliere la sua verità, quella più probabile e , quindi, la più giusta.”

La vita nel carcere di Potenza del detenuto poliziotto è un calvario: l’isolamento, l’ostilità di tutti gli altri, guardie e detenuti, il cibo schifoso, gli insetti che formicolano nella cella, il bagno fetido, gli odori nauseabondi, la brevità dei colloqui con i familiari, soprattutto con la moglie tradita ma ora al suo fianco, che sembra tuttavia appartenere ad un mondo troppo lontano e perduto per sempre sono descritti con grande efficacia dal neo narratore.

Il finale è una vera sorpresa, che lascerà di stucco i lettori che hanno seguito con appassionata partecipazione le vicenda giudiziaria di un uomo che deve dimostrare con tutti i mezzi la propria innocenza.

Come funziona la giustizia nel nostro paese? E la vita in carcere? E le nostre forze dell’ordine? E la magistratura? Nelle pagine di questo romanzo si pongono molti inquietanti interrogativi che hanno una risposta di fantasia ma che sollecitano una serie di riflessioni su situazioni che sono presenti nelle cronache quotidiane dei nostri giornali. Un paese che è lontano dall’aver sconfitto il Male che serpeggia anche nelle nostre istituzioni che sarebbero determinanti per la tenuta democratica di un paese civile.

“Il pubblico ministero è un uomo prima ancora che un magistrato. Un uomo che deve pensare , e a lungo, prima di decidere. Deve riflettere sulle conseguenze di ogni suo atto sulla carne viva delle persone. Dietro ogni reato c’è una vicenda umana più interessane del delitto stesso.”

Una citazione dal libro di Caringella che mi sembra la chiave di lettura più profonda dell’intero romanzo, originale per il punto di vista affrontato, scritto con un linguaggio agevole ed estremamente efficace.

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