“Notti al circo” di Angela Carter

Una postfazione ricca ed interessante, firmata da Dacia Maraini, conclude questo romanzo scoppiettante e caleidoscopico di Angela Carter, che nel 1984 lo aveva pubblicato in Inghilterra. Ora, con la bella traduzione, credo non facile, di Mariagiulia Castagnone lo ha appena pubblicato in italiano Fazi editore.

La storia assolutamente surreale che Carter racconta nelle oltre 400 pagine del libro è ben difficile da riassumere: dico solo che protagonista del racconto è Sophie-Feggers, una incredibile donna-uccello. Appena nata, era stata cresciuta dalla ex prostituta Lizzie e aveva subito mostrato una strana anomalia anatomica, due protuberanze sulle scapole che si erano trasformate con la crescita in vere e proprie ali dalle piume coloratissime, con le quali la giovane donna, divenuta altissima e possente, formosa e statuaria, intelligente ed ambiziosa, aveva lasciato il bordello londinese insieme alla fidata Lizzie, per intraprendere una serie di mirabolanti avventure, finché, in una notte del 1899, quando stava per nascere il nuovo secolo, nel camerino del teatro londinese dove si esibiva nei suoi numeri volanti, aveva accettato di farsi intervistare da un giovane biondo giornalista di San Francisco, Jack Walser, in cerca di un formidabile scoop, e Feggers lo era certamente.
Comincia così il rapporto tra la gigantessa e il giornalista, per seguire la quale, l’innamorato Jack accetterà di unirsi ad uno strampalato circo pieno di esseri deformi, diventando a sua volta un clown tristissimo, un pollo da cucinare, pur di restare vicino al fenomeno che tutti adorano e di cui lui stesso si è innamorato. Infatti, nella lunga tournée che porterà l’assurda compagnia in Russia, alla corte degli zar, e poi in Siberia, attraverso il gelo della taiga, avverranno le vicende più strampalate, grazie alla fantasia, al clima fiabesco, alle capacità di invenzioni linguistiche di cui Angela Carter dà prova in tutte le pagine del romanzo: i numerosissimi personaggi, ciascuno protagonista di una storia che da sola basterebbe a comporre un racconto, si incontrano e scontrano lungo la narrazione, creando immagini fantastiche, ironiche, nelle quali alla favola si mescola la dura realtà. La scrittrice è ben consapevole dei problemi che le donne negli anni Ottanta del secolo scorso avevano affrontato, ma certo non avevano ancora risolto: ecco allora che nelle fiabe fantasiose che compongono il suo libro fanno capolino temi scottanti, la maternità, il lavoro, i diritti delle donne. Dacia Maraini, parlando del suo libro afferma:

“Carter è soprattutto una donna che si è sempre buttata nella mischia senza la paura di soccombere, e ha creduto nei valori del femminismo, anche se in una interpretazione tutta sua, senza rinunciare al suo fervido immaginario poetico”

Attraverso le sue pagine colorate, rumorose, fantastiche, che ci trasportano dal centro di Londra, la città amatissima, fino nella profonda Russia, oltre San Pietroburgo, nella gelida Siberia sul celebre Orient Express, seguiamo un flusso ininterrotto di avventure surreali, piene di ragazze povere, di uomini assurdi e di animali esotici, orsi, renne, elefanti che muoiono congelati, tigri addomesticate che ballano ma che alle fine si ribellano alla loro domatrice, clown destinati alla morte, sciamani, banditi, granduchi. Un mondo popolato di giocattoli meccanici, di orologi che non segnano il tempo, di corde di trapezi che si spezzano, di gioielli e pellicce, tanto champagne, e poi povertà, degrado, abiezione… fino al lieto fine che conclude il fuoco d’artificio dell’intero romanzo.Tuttavia la ricchezza del linguaggio della scrittrice, il suo indiscusso talento, si manifesta in alcune pagine dalla grande qualità letteraria, caratterizzate dalla scelta consapevole di un lessico alto che racconta la sua capacità di frequentare agevolmente diversi registri linguistici:

“I fiocchi cadevano turbinando sulla Neva, per dissolversi sulla crosta di ghiaccio, aderivano alle corone e alle braccia conserte delle statue, ai cornicioni scolpiti dei frontoni e dei portici, alla criniera e alla coda del cavallo montato dal cavaliere di pietra, una caduta bianca che trasformava tutto – il primo tocco della stagione fredda, una visita dalle magiche carezze tali da rendere quasi incredibile, all’inzio, il fatto che l’inverno in queste latitudini possa uccidere a suo agio, appena gli si presenta l’opportunità”.

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