“Reykjavík Café” di Sólveig Jónsdóttir

L’Islanda, vista sulla carta geografica, appare lontana dall’Europa e lontane la sua lingua e la sua società. Questo romanzo della giornalista Sólveig Jónsdóttir che la Sonzogno ha scelto di pubblicare, ci racconta la storia di quattro ragazze di Reykjavík, che in vario modo si danno appuntamento in una panetteria-caffè che diventa il luogo da cui partono e si snodano le diverse vicende.
Hervör, Karen, Silja e Mía vivono le loro esperienze di vita amorosa, familiare, lavorativa, esistenziale che appare piena di difficoltà, in una società piccola e provinciale, dove tutti si incontrano e si scontrano, nella quale il lavoro appare precario e poco soddisfacente, i rapporti sentimentali fallimentari, le abitudini di vita poco sane, la famiglia poco efficace nel dare sponda alle solitudini di giovani donne che vengono descritte in appartamenti piccoli e disordinati, circondate da stoviglie ammonticchiate nel lavello, mentre fuori il freddo intensissimo, la neve e le lastre di ghiaccio non incoraggiano la vita all’esterno ma spingono a rifugiarsi al caldo di panetterie e locali dove si bevono tazze di caffè in modo esagerato di giorno, mentre di sera cominciano bevute di alcolici che non hanno limiti.

Hervör lavora nel caffè che dà il titolo al libro, e tarda ad accorgersi che il suo collaboratore, George, figlio adottivo dalla pelle scura, è innamorato di lei; Mìa si rifugia nel bar dopo essere stata lasciata dal suo compagno, Daniel, un professore che l’ha abbandonata, imprevedibilmente, per una collega molto più adulta di lei.
Karen invece vive con i nonni, dato che i suoi genitori l’hanno abbandonata e l’unico fratello amatissimo è morto da poco in un incidente di cui lei continua a sentirsi responsabile. Nella sua disperazione beve ed accetta la compagnia di uomini incontrati per caso; a letto con Baldur, ubriaco, viene sorpresa dalla moglie di lui, Silja, un medico che ha finito in anticipo il turno di notte e si trova di fronte all’ennesimo tradimento conclamato del marito.

Le storie si intrecciano e l’una finisce per intersecare le altre fino alla conclusione; il romanzo vorrebbe essere leggero, ma non lo è: l’infelicità, l’irresolutezza, una qualità di vita davvero pessima caratterizzano tutti i personaggi, sia quelli solo accennati, ma soprattutto quelli che la scrittrice approfondisce. I maschi, il donnaiolo impenitente Baldur, l’egocentrico Daniel, il datore di lavoro Orlygur, potenziale stupratore, non sono che lo specchio di una cultura maschilista molto presente nella nordica Islanda.

Rapporti familiari difficili, abbandoni, solitudini, vedovanze, malattie ricorrono nelle varie storie che si dipanano nel romanzo: c’è il vecchio panettiere padre di Silja che è stato lasciato dalla moglie per un unico errore non perdonato e vive con sofferenza la sua solitudine; c’è il vecchio Marinò che gioca da solo a scacchi nel caffè e quando si ammala rischia di morire, abbandonato, salvato solo dall’interessamento affettuoso di Hervor e George, abituati a vederlo ogni giorno e preoccupati dalla sua assenza; ci sono i nonni di Karen, unici personaggi positivi, che arrivano alla vecchiaia uniti dalla presenza della nipote, che sorreggono nelle sue accidentate avventure erotiche e che ne saranno ricompensati.

Un libro amaro, che mette insieme il gelo di un clima durissimo con persone colte nel loro difficile quotidiano fatto di precariato, affettivo, lavorativo, esistenziale: si può sperare solo nella vincita alla lotteria, sembra suggerire l’autrice.
“Reykjavík Café” di Sólveig Jónsdóttir ha scalato le classifiche islandesi ed è stato giudicato ironico e spiritoso: a me non è sembrato divertente, ma ha raccontato un pezzo di società contemporanea che dovrà cambiare il suo stile di vita, che dovrà appoggiarsi a modelli diversi, dove ci si rifugia meno nel caffè e nei superalcolici e più nei rapporti autentici. Coraggiosa traduzione di Silvia Cosimini, anche se ortografia e accenti restano per noi lettori italiani difficilissimi!

Lascia un commento