“S. La nave di Teseo” di J.J Abrams, Doug Dorst

Un libro nel libro di un libro, ecco come si presenta “S. La nave di Teseo” (Rizzoli Lizard, 2014). Mettetevi comodi in poltrona, salutate amici e parenti, dimenticate la vita sociale e dedicate tutta la vostra attenzione a questo romanzo a tre dimensioni, c’è bisogno di molta concentrazione e volontà e spirito d’avventura per riuscire a tenere il filo dei tre, anzi quattro, diversi piani di lettura di questo romanzo.

Nato da un’idea di J.J. Abrams e Doug Dorst, “S. La nave di Teseo” mette al centro della narrazione un libro misterioso e due suoi lettori speciali che ne verranno coinvolti a rischio della loro vita, ma cercherò di essere più chiara. “La nave di Teseo” è l’ultimo dei numerosissimi romanzi dello scrittore V.M. Straka negli anni Trenta, uomo avvolto nel mistero a capo di un’associazione segreta di scrittori eversivi implicata in diversi omicidi e braccata da potenti, che vede protagonista S. un personaggio senza memoria che si ritrova implicato in una missione segreta a bordo di una nave terrificante.

Jenny, bibliotecaria universitaria dei giorni nostri inizia una conoscenza con Eric, dottorando in letteratura, proprio attraverso la lettura di Straka: i due ragazzi, pur non vedendosi mai di persona, almeno all’inizio, comunicano attraverso delle note a margine del romanzo, cercando di svelare il mistero che avvolge lo scrittore, ritrovandosi al centro di tutta una serie di pericoli troppo più grandi di loro e raccontandosi le proprie vite. Il tutto complicato dalle note a margine del traduttore che, sotto falsa identità, lascia messaggi non solo ai lettori delle generazioni future, ma anche a Straka stesso.

Non è mai stato tanto difficile recensire un libro per la sottoscritta, potete solo immaginare lo sforzo della lettura. Buona fortuna a chi deciderà di cimentarsi in questo esperimento narrativo che coinvolge indiscutibilmente il lettore, lasciandolo comunque sfinito e non completamente soddisfatto a fine lettura.

“Aveva cercato di parlare con molti di loro, ma era stato ignorato, come se non fosse parte del loro mondo. Pian piano aveva realizzato che nessuno era parte del mondo di nessun altro. Occupavano tutti lo stesso spazio ma non lo occupavano insieme.”

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