“Sotto un immenso cielo di stelle” di Nancy Horan

L’americana Nancy Horan ricostruisce, in base ad una grande massa di documenti (lettere, manoscritti, articoli, diari), la bellissima storia d’amore che legò per circa diciotto anni lo scrittore Robert Louis Stevenson alla ragazza americana di origine olandese Fanny, sposata infelicemente all’avventuriero californiano Sam Osbourne, madre di tre figli, che da lui fugge in Europa, per frequentare una scuola di pittura che assicuri a lei e alla figlia Belle un futuro diverso.

Il libro della Horan diventa così un lungo romanzo nel quale vengono ricostruite le storie che legano l’americana dalla pelle scura e dalla personalità vulcanica, coraggiosa e intraprendente, all’allampanato e sofferente Robert Louis, giovane rampollo di una benestante e rispettabile famiglia di Edimburgo, deciso a divenire scrittore malgrado una salute malferma: i suoi polmoni sono compromessi ed è soggetto a gravi crisi emorragiche che lo rendono incapace di affrontare la vita quotidiana.
L’incontro in Francia con la più vecchia Fanny, che nel frattempo è stremata da una condizione economica disastrosa e dalla perdita del figlio più piccolo, porterà i due ad un sodalizio amoroso molto osteggiato: il padre dei ragazzi imporrà a Fanny di ritornare in California, i genitori di Louis gli taglieranno i viveri, gli amici del circolo culturale londinese gli volteranno le spalle.

Ma Louis e Fanny sono fatti l’uno per l’altra e la loro storia attraversa gli oceani e ogni tipo di ostacolo. Si sposeranno, e decideranno di vivere là dove la salute di lui, sempre più traballante, li porterà a stabilirsi: la campagna al sud della Francia, Bournemouth, Davos.
Fanny ha smesso di dipingere e nutre ambizioni letterarie, ma stare vicino ad un artista importante come Louis non può che scoraggiare i suoi tentativi: lui intanto con fatica, tra una crisi e l’altra, dà alle stampe romanzi come L’isola del tesoro e soprattutto Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde, che gli assicurano una grande notorietà internazionale.

L’invidia e la gelosia dell’ambiente londinese nei confronti della “selvaggia” e anticonformista Fanny, le condizioni di salute ormai allo stremo di Stevenson convincono la coppia ad abbandonare il continente e a raggiungere la California: di là, ritrovata la figlia Belle ormai madre di un ragazzino di otto anni, insieme a Maggie, la madre di Louis vedova da poco, e a Lloyd, l’altro figlio di Fanny, si imbarcano alla volta delle isole del Pacifico: solo all’aria di mare infatti lo scrittore riprende vita e sembra riacquistare la salute.

L’insolita famiglia si stabilisce alla fine alle isole Samoa, e lì, in una grande fattoria dove con l’aiuto dei nativi vengono coltivati con alterne vicende diversi prodotti del posto, gli Stevenson trascorrono alcuni anni: lui scrive, lei lavora indefessamente una terra molto difficile, i figli assecondano le stranezze della coppia. Fanny per l’eccessiva fatica e forse per qualche altra ragione più profonda legata al suo asimmetrico rapporto con il grande scrittore subisce una drammatica crisi nervosa che si tenta di curare in Australia, con mediocri risultati. Louis, che sembra guarito e finalmente appagato, finisce improvvisamente la sua vita a poco più di quaranta anni colpito da emorragia cerebrale: verrà sepolto con tutti gli onori dai suoi amati amici samoani, su una collina impervia al centro dell’isola che ha scelto come sua dimora definitiva. Fanny dopo poco tornerà a San Francisco con la figlia e il resto della sua vita sarà dedicato alla valorizzazione delle opere e della personalità dell’amato Louis.

L’autrice del libro, documentatissimo, ci regala pagine romantiche, quelle delle poesie e lettere d’amore che lo scrittore ha dedicato alla sua salvatrice, consapevole che senza la sua preziosa presenza non sarebbe sopravvissuto tanto a lungo.

“A te, il risultato è tuo. Tu sola, schiva di lodi
e prodiga di consigli, hai affilato la spada, soffiato sui
tizzoni languenti, posto una meta sempre più ardua.
Quindi , se in tutto ciò esiste qualcosa di valido,
se son riuscito nei miei intenti, se nella pagina,
sia pure imperfetta, guizza ancora il fuoco, il merito è tuo.”

Compaiono nel libro immagini della vita letteraria inglese di fine Ottocento, con un capitolo dedicato al rapporto di Stevenson con Henry James, grande ammiratore e sincero amico della coppia; molto interessante nella prima parte del romanzo il rapporto degli artisti bohémien radunati in circolo in una locanda fuori Parigi, immagini che evocano i grandi pittori en plein air e che rimandano a pagine della grande arte di fine secolo; non meno piacevole il racconto delle avventurose spedizioni nell’oceano tempestoso, tra pericoli di naufragi, promiscuità con animali feroci, incontri con personaggi bizzarri: i nostri protagonisti sembrano capaci di affrontare ogni tipo di circostanza, di frequentare gli ambienti più disparati, di vivere le più insolite esperienze uscendone miracolosamente indenni.

Pregevole l’analisi psicologica che l’autrice porta avanti nel corso della lunga narrazione nei confronti del rapporto ambivalente fra i due protagonisti: grande amore ma anche rancori profondi, incomprensioni, equivoci che porteranno i due ad allontanarsi negli ultimi anni, per poi ritrovarsi, quando è ormai troppo tardi.

Nancy Horan ci racconta uno spaccato di vita di due personalità d’accezione tra il 1875 e il 1904, attraverso tre continenti, con una freschezza degna di un romanzo leggero, ma con l’accuratezza della studiosa che maneggia carte e diari con grande professionalità e rigore.
Un libro consigliato a chi conosce il valore letterario di R.L.Stevenson ma anche a chi lo incontra per la prima volta.

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