“Storia di una ladra di libri” di Markus Zusak

La storia della bambina che “rubava” i libri per salvarli

Questa volta, nessuno aveva avvisato del pericolo. Le sirene, i segnali alla radio. Tutto troppo tardi. Le bombe, invece, erano cadute puntuali, sganciate sopra le nuvole. La strada e le vite, laggiù, finirono sotto cumuli di macerie. Solo la bambina respirava. La tirarono fuori dalla cantina e quando si levò in piedi, guardò intorno e cominciò a gridare, lasciando cadere il libro che ancora stringeva.

Chi ha visto il bel film tedesco del 2014 riconoscerà da qualche particolare il finale di quella storia dolce e forte, che dieci anni fa lo scrittore australiano Markus Zusak raccontò come “La bambina che salvava i libri”. In vista dell’uscita della pellicola, le edizioni Frassinelli hanno voluto riproporre il romanzo con lo stesso titolo del grande schermo: “Storia di una ladra di libri” (514 pagine 12,90 euro). Non solo l’operazione editoriale si è rivelata efficace, ma le pagine riescono ad essere ancora più tenere e toccanti della pur ottima versione cinematografica.

Il titolo del 2004 era più aderente alla vicenda dell’adolescente Liesel, ma “ladra di libri” non è arbitrario. È così che la chiamano il padre adottivo e la morte, presenza narrante fin dall’inizio che però non fa paura, è tutt’altro che macabra con l’atteggiamento diviso tra il distacco impersonale e la curiosità col quale svolge il suo compito.
Liesel ruba i libri. Liesel li salva. Ama i libri e le parole, anche se a nove anni non sa leggere e scrivere. Il primo a capitarle tra le mani è “Il manuale del necroforo”, caduto all’apprendista becchino che aiuta a seppellire il fratellino, denutrito come lei. È il gennaio del 1939 e la mamma, “comunista” - reato grave in quella Germania - li stava accompagnando a Monaco, dalle autorità che li affideranno a una famiglia ariana, ricompensata con un’indennità di mantenimento.
Così Liesel entra in casa Hubermann, nella Himmelstrasse di Molching, dal buon Hans e dalla burbera frau Rose. Va a scuola, si integra nella società tedesca. Con il compagno di giochi Rudy, che adora correre come il campione nero Jessie Owens, scommette un bacio se lui riuscirà a batterla nella corsa.
A dieci anni, nel 1940, indossa la divisa della gioventù hitleriana, ma nella lettura è in ritardo, sebbene ne sia appassionata. Papà Hans le insegna a leggere il manuale del cimitero e disegna un grande abbecedario in cantina, per aiutarla.
Il secondo libro lo “ruba” 463 giorni dopo, sotto un grande rogo in piazza. Ai tedeschi, scrive Zusak, piace bruciare negozi, sinagoghe, parlamenti, persone assassinate, case e libri, che vanno distrutti perchè contengono parole degenerate che distolgono il popolo nazionalsocialista dalla verità a vantaggio dei nemici, i comunisti, gli ebrei, grida il sindaco dal palco, davanti al falò. Non vista, Liesel sottrae alla fine un piccolo tomo con una copertina azzurra bruciacchiata.
Il terzo è il “Mein kampf”, le memorie di Hitler, ma quello non lo ruba, è distribuito dal partito. Poi ci sono i due volumetti di storie per bambini che il papà baratta al mercato con uno zingaro in cambio di otto sigarette. Libri, libri, li ama, li salva, nei cimiteri, dai roghi, dai luoghi in cui nessuno li legge, anche dalla casa del borgomastro, dove la malinconica signora Ilsa la ammette nella biblioteca privata (non consente che si portino via per bruciarli).

Nella cantina degli Hubermann viene nascosto un ragazzo ebreo, Max, figlio di un compagno d’armi di Hans. Si allontanerà generosamente per non mettere in pericolo quella famiglia. Finirà in due campi di sterminio nazisti, ma riuscirà a sopravvivere.
Himmelstrasse (via del Paradiso) brucia una notte sul finire del 1943. Le sirene d’allarme non suonano, disorientate da una rotta imprevista degli aerei Alleati. La strada diventa solo fuoco e rovine.
Passando da una casa all’altra a prelevare anime, la morte trova Liesel. Accanto c’è la fisarmonica che papà Hubermann sa suonare così bene. È ammaccata, però ha retto. Anche la bambina è solo ferita, era nell’interrato, quella cantina troppo bassa per andare bene come rifugio antiaereo, secondo i militari, vi stava scrivendo il libro della sua vita: la storia di una ladra di libri.

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