“Teo” di Lorenza Gentile

La giovane neoscrittrice Lorenza Gentile è riuscita nell’impresa di scrivere un libro per i bambini, ma anche per i loro genitori e i loro insegnanti.

Teo fa la terza elementare a Milano, vive in una famiglia altoborghese, il padre ricco e potente sempre-al-lavoro, la madre bella e inquieta, la sorella Matilde adolescente arrabbiata come conviene alla sua età, la tata Susi sembra essere l’unica persona che si prende cura del ragazzino. Teo ha un grande desiderio, vedere la sua famiglia felice: invece papà e mamma non fanno che litigare. Matilde in perenne fuga ora è in gita scolastica a Pompei, il padre, dopo una ennesima violenta discussione è uscito di casa, la mamma distrutta piange, ma mentre gli adulti sono presi dai loro drammi, nella testa di Teo succedono milioni di cose: un libro a fumetti su Napoleone lo affascina, e il ragazzino decide che per incontrare il grande imperatore, vincitore di tutte le battaglie, dovrà morire per ritrovarlo in un ipotetico aldilà.
Ma come morire, come divenire invisibile? Ecco che Teo comincia a tempestare di domande adulti sempre distratti e lontani: il linguaggio dei grandi dà per scontate simbologie difficilmente decodificabili dalla logica elementare di un ragazzino, la religione cattolica e i suoi misteri, il tema della reincarnazione di cui la Tata Susi dà approssimative spiegazioni, la difficoltà di incontrare Dio a cui chiedere ragioni dei tanti “segni” che non riesce a decifrare.
Neppure la scuola sembra poter aiutare Teo a raccapezzarsi nel guazzabuglio delle contradditorie informazioni che gli giungono: le maestre Pia e Rossella sono ripetitive, indispettite dalla sua distrazione, anzi severe e determinate ad emarginarlo, come resta fuori dei giochi dei compagni anche il ragazzino cinese, bravissimo solo in matematica; solo con lui Teo troverà un argomento comune, proprio lui lo salverà da un rischio grave a cui lo conduce la sua solitudine affettiva.

Lorenza Gentile ricostruisce l’interno borghese dove Teo vive con grande cura: la cameretta bianca e celeste, troppo infantile per un ragazzo più grande della sua età, i cibi precotti e le infinite merendine al posto di pranzi familiari sempre interrotti da urla e insulti, il caldo dell’Inferno dove Teo teme di finire messo a paragone dell’agosto a Porto Ercole, luogo di villeggiatura della famiglia, la concentrazione su dettagli insignificanti (un mercatino delle pulci dove la madre acquista un annaffiatoio arrugginito da esporre in salotto, un bugiardino di medicinali che diventa il modo per eludere le richieste di affetto del bambino), rendono la decisione di Teo, morire, quasi ineluttabile. Nelle pagine finali ci sarà la catarsi e la risposta alle domande esistenziali, fornite, sotto il tunnel del Métro, da un barbone che, per caso, è un ex insegnante di storia: in questo ho visto la voglia dell’autrice di riscattare il ruolo di scuola e insegnanti, ed è un bel finale.

Opera di esordio, questo romanzo lieve e toccante, ironico e realistico, poetico e specchio sensibile di una grave crisi di valori, in famiglia soprattutto, è un regalo prezioso per insegnanti e genitori, a cui lo consiglio: Teo ha la stessa età dell’Enrico di Cuore e del Giannino Stoppani del Giornalino di Gian Burrasca, ma può insegnare molto ai “grandi” che sappiano ascoltare ed intercettare le sue domande ineludibili.

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