“Una perfetta felicità” di James Salter

Sull’estuario del fiume Hudson, a poca distanza da New York, vive una famiglia felice, in una grande casa in stile vittoriano, ereditata, piena di begli oggetti, libri, una grande cucina, un camino intorno a cui il padrone di casa, l’architetto ebreo di origine russa, Viri, racconta le favole alle sue due bambine, Franca e Danny, mentre la moglie, la bella, sottile, elegante Nedra, cucina, bada alla casa, accudisce le figlie, invita e cucina per i numerosi amici che vengono con piacere nella bella ed accogliente casa, dove si respira un’aria di benessere, normalità, semplici modi di stare insieme:

“La vita è il clima in cui viviamo. Sono i pasti, i pranzi con una tovaglia azzurra a quadretti su cui si è rovesciato il sale. L’odore del tabacco. Brie, mele gialle, coltelli con l’impugnatura di legno. Sono i viaggi in città, i viaggi quotidiani.”

In questo romanzo, James Salter racconta l’infrangersi del sogno di una coppia di vivere per sempre felici e contenti, come sembrerebbe all’inizio del loro riuscito rapporto di coppia; lo scrittore ce li mostra ancora giovani, lei appena ventottenne, lui poco più maturo, con le figlie di pochi anni. In realtà fra loro c’è una sorta di patto segreto, non esplicitato: vivono in funzione delle figlie, per renderle felici, quasi che la procreazione e la crescita delle ragazzine fosse l’unico vero scopo del loro stare insieme:

“volevano che le loro figlie in quegli anni, avessero l’impossibile, non nel senso di qualcosa di irraggiungibile, ma nel senso della purezza. I figli sono la nostra messe, i nostri campi, la nostra terra. Sono uccelli lasciati liberi nell’oscurità... In un certo senso essi faranno qualcosa di più... vedranno la cima.”

Presto vedremo, nello scorrere degli anni, il matrimonio di Viri e Nedra subire degli scossoni generati da altri incontri, altre presenze nella loro vita: la segretaria di lui, un amico di lei sembrano soddisfare i loro appetiti sessuali che nel rapporto coniugale si sono affievoliti; potrebbe essere una soluzione, l’infedeltà come medicina, ma non è così: Nedra è sempre più inquieta, alla ricerca di una forma di libertà che le era sconosciuta e ora è divenuta una necessità impellente; Viri si accorge dell’allontanamento della moglie, ma è un uomo poco coraggioso, non riesce a reagire in modo positivo. La relazione con la segretaria gli ingenera complessi di colpa, insonnia, crisi di panico. Nedra, invece, più sana, più aperta, più curiosa, si circonda di persone interessanti, sogna l’Europa, aspira a visitare Londra, riesce a trascinarci il marito. Dopo quel viaggio tutto nella loro vita sarà diverso, ma non certo migliore.

Quello che colpisce durante la lettura di questo libro è la presenza costante dell’autore, che descrive, commenta, giudica i suoi stessi personaggi. Gli interessi comuni, le letture, gli amici di un’intera vita, la casa estiva sull’oceano, la complicità, l’amore per le due figlie non sono riusciti, ci dice Salter, a tenere insieme due persone che pure si sono molto amate; ciascuno di noi ha un percorso di vita imprevedibile e il matrimonio non riesce a funzionare come antidoto alla solitudine, alla malattia, alla vecchiaia, sembra voler affermare nel racconto della lunga storia dei Berland.
Nedra che balla, che beve, che fa la spesa in negozi raffinati di Manhattan, che cucina, che fa l’amore, che torna nella cittadina di Altoona da cui era fuggita per assistere il padre morente, che è una madre eccellente e scrive libri per le sue figlie, che vorrebbe essere un’attrice, che teme la malattia… è il ritratto perfetto di una donna americana nel passaggio fra gli anni sessanta e i tempi più vicini a noi, incapace di accontentarsi di fedeltà e sottomissioni solo di facciata. Viri è un uomo poco ambizioso, nato per fare il padre, incapace di fronteggiare la personalità troppo libera di sua moglie, destinato ad un solitario declino.
Grande scrittore James Salter, come aveva dimostrato nel precedente “Tutto quel che è la vita”, capace di raccontare un’America privata, inedita, intima, colta nella sua quotidianità fatta di contraddizioni e di conflitti che nessuna “American way of life”, nessun sogno americano riesce a riscattare.

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