“Una ragazza bugiarda” di Ali Land

Durissimo il racconto delle adolescenti londinesi protagoniste di questa storia a dir poco inquietante, che la scrittrice-psicologa Ali Land ha pubblicato in Inghilterra: il libro sta diventando un caso anche da noi perché lo spaccato sociale che ne viene fuori mette in crisi le certezze che una città come Londra, una borghesia ricca come quella rappresentata, un sistema giudiziario di grande qualità e tradizione, siano al riparo da mostruosità come quelle raccontate in questo thriller il cui titolo originale - Good Me, Bad Me - appare efficacissimo, molto più di quello in traduzione.

Non racconto la trama del libro, al cui centro c’è una quindicenne, Milly, che ha avuto il coraggio di denunciare sua madre, una spietata serial killer di bambini, dei cui delitti forse la ragazzina è stata complice e vittima contemporaneamente. Ora la ragazza, dopo l’arresto della madre, in attesa del processo nel quale sarà presente come testimone fondamentale, viene accolta in affidamento temporaneo da una famiglia: lo psichiatra Mike, sua moglie Saskia, la loro figlia Phoebe, coetanea di Milly, la accoglieranno difendendola dalla stampa e dai curiosi fino al processo. Phoebe gelosa dei genitori respinge violentemente la nuova arrivata, una intrusa, che invece suo padre Mike tenta di curare, guarire, rassicurare. Saskia è depressa e alcolista, Phoebe è viziata, egocentrica, insicura, Milly vede tutto questo e con una maturità precocissima che le viene dagli orrori che ha vissuto, tenta di farsi accettare, amare, ascoltare da tutti quelli che incontra nella sua nuova vita, terrorizzata altresì dell’imminente confronto in aula con sua madre, l’assassina scoperta finalmente grazie a lei.

Quello che colpisce di più in questo romanzo violentissimo è la descrizione precisa che l’autrice fa dei ricchi e viziati adolescenti che frequentano la prestigiosa scuola privata di Wetherbridge: uniforme, regole rigidissime, sport, teatro, arte, corsi di ogni genere di discipline non impediscono a questi rampolli annoiati di essere feroci, aggressivi, maschilisti i maschi, vipere indemoniate le femmine, sotto gli occhi apparentemente poco attenti dei loro insegnanti, sempre girati da un’altra parte mentre avvengono episodi a dir poco drammatici: un tentativo di far precipitare una ragazza dalla pertica in palestra o di annegarne un’altra mentre si tengono corsi di salvataggio in piscina, solo per fare due esempi, tra i tanti episodi contenuti nelle pagine del romanzo. Chat violente in cui si distruggono personalità, stupri tentati durante una festa, droga, pasticche di psicofarmaci nascoste: insomma una sorta di malattia collettiva di ragazzi appena quindicenni pronti a compiere azioni criminali anche se vivono in case lussuose, fanno ricche vacanze, viaggiano, hanno diverse opportunità.
Gli adulti fanno una parte pessima in questa storia, mentre la piccola Morgan, con cui Milly intrattiene una sorta di amicizia segreta, che vive invece in un condominio di poveri, risulterà essere l’unica persona accettabilmente sana.

Il Signore delle Mosche”, il romanzo di Golding che i ragazzi dovranno mettere in scena, sarà appena la pallida copia delle scellerate imprese di questo gruppo di ragazzi che la psicologa Ali Land, ricca di un’esperienza decennale in scuole e ospedali psichiatrici, racconta in questo romanzo che ridimensiona la portata del degrado delle nostre scuole di periferia urbana: ci possiamo consolare così? Uccidere per amore? Terribile, ma forse vero.

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