“Una storia quasi solo d’amore” di Paolo Di Paolo

Tra le novità di marzo 2016 in libreria troviamo il nuovo romanzo di Paolo Di Paolo, dal titolo “Una storia quasi solo d’amore” (Feltrinelli). L’autore racconta dell’innamoramento del giovane Nino, un ragazzo romano appena tornato da Londra, dove ha vissuto con lavori modesti come capita a molti nostri connazionali, per Teresa, trentenne che da Terracina si è appena spostata nella capitale e lavora in un’agenzia di viaggi. La ragazza a Roma si appoggia alla zia, Grazia, una matura insegnante di teatro, che ha scelto proprio Nino, un suo ex studente, per tenere un corso di recitazione per anziani, un gruppo di settantenni che si cimenteranno nella messa in scena della commedia settecentesca di Pierre de Marivaux “Le false confidenze”.
Paolo Di Paolo analizza in profondità i caratteri dei due protagonisti, presentando una serie di abitudini, pensieri, modi di dire e di atteggiarsi che raccontano due generazioni pur vicinissime (fra i due ci sono meno di dieci anni di differenza), che comunque appaiono molto distanti. Teresa ha un lavoro fisso che ha accettato pur di fuggire da una situazione difficile di cui non ama parlare; i viaggi in paesi lontani che organizza per sconosciuti la rendono sempre meno desiderosa di viaggiare, sempre meno curiosa degli altri, piuttosto tesa a rincantucciarsi sotto una coperta, chiusa in se stessa e nella propria solitaria spiritualità. Al contrario Nino è esuberante, dispersivo, talvolta infantile nelle sue improvvise rabbie, nella scontentezza di chi non ha ancora trovato una strada, incerto fra girare stupidi documentari sul folklore laziale per youtube, o diventare un vero regista teatrale, visto che come attore non sembra convinto delle proprie capacità di affermazione.
Sia Teresa con i suoi segreti e le sue certezze che Nino con la sua immaturità sono soli, affettivamente irrisolti, professionalmente indecisi, insomma dei precari: la precarietà, la parola chiave di gran parte dei ragazzi italiani di oggi, incerti fra accontentarsi e aspirare a sogni irrealizzabili, viene raccontata dallo scrittore con dolente partecipazione, con profonda empatia, con mano sicura di narratore che conosce bene ciò di cui sta parlando. Il personaggio di Grazia, l’adulta materna e realizzata, sparisce prematuramente nel mese di aprile, quasi a segnare un’eredità spirituale per Nino e Teresa, una speranza, un’attesa di un tempo migliore.

Malgrado il titolo del romanzo alluda alla storia d’amore, ciò che mi ha colpito maggiormente nel libro di Paolo Di Paolo è l’interesse per il teatro, le riflessioni che ne scaturiscono, il lavoro dell’attore, il valore del gesto teatrale così effimero e allo stesso tempo così capace di condizionare l’immaginario collettivo: i pensionati che frequentano il corso di recitazione di Nino hanno visto in passato Gassman e Salvo Randone alternarsi ogni sera nei panni di Otello e Jago, evento epocale nella storia del teatro a Roma nel secolo scorso, e sono indignati che il loro regista Nino non ne sappia nulla. Il teatro è specchio del nostro agire nella vita, dietro la maschera, in ogni gesto quotidiano, anche il più semplice, che attraverso Nino l’autore esplora:

“C’è un momento, alla fine di ogni spettacolo: quando hai preso gli ultimi applausi, gli spettatori si stanno alzando, chiacchierano, pensano a dove hanno lasciato la macchina ... e tu sei lì, appena dietro le quinte, sudato, sfatto, sul punto di piangere comunque, ancora indeciso se essere contento o no... C’è una zona teatrale in ogni nostro atto…”

Il romanzo ha come scenario Roma, i cui diversi quartieri vengono attraversati, osservati, vissuti con grande attenzione: ecco via dei Gerani, al Prenestino, ecco l’Ostiense, “Il gazometro all’ora del tramonto” vicino alla Terza Università, con i suoi locali che scimmiottano New York, dove si mangiano muffin salati e si bevono birre pregiate, e ancora i bar di Roma, il rumore dei cucchiaini dei caffè tutti diversi, Monte Verde, Trastevere, viale Giulio Cesare, dove lavora Teresa…
La misteriosa Teresa si tiene lontana da Nino, gelosa dei suoi segreti, ma alla fine accetta un libro, “Il giro del mondo in 80 giorni”, una sciarpa, l’amore irruento e il desiderio travolgente di lui, lei che è così diversa, così adulta, così saggia, così imprevedibile. La vediamo raccolta in preghiera in una chiesa, spiegare poi allo stupito Nino che si può essere credenti anche se si è giovani, che gli stereotipi e i pregiudizi non fanno crescere e infine eccola correre in piazza San Pietro, alla notizia della fumata bianca che annuncia l’elezione del nuovo papa:

“Teresa è riuscita a farsi largo in un corridoio laterale, sulla destra guardando la facciata abbagliante della basilica, è arrivata appena prima che un cardinale magro e malaticcio scandisse: Habemus papam. Non si è capito bene il nome, si è capito che aveva scelto, come papa, Francesco… Si è sentita la prima parola, che è stata: fratelli. Una parola così semplice, così confidenziale – buonasera - , è rimbalzata sulle teste di tutti producendo stupore, come fosse stata appena coniata”.

Il romanzo è ricco di citazioni che vengono riportate in fondo al volume come “Debiti”, a testimoniare la ricchezza della cultura di Paolo Di Paolo ma anche della sua capacità di inserire con leggerezza nel suo testo contributi di altri, senza che la narrazione ne risulti appesantita. Particolare importanza viene data ai lunghi dialoghi fra i due protagonisti, privi di segni d’interpunzione, spesso violenti, ma allo stesso tempo leggeri, a raccontarci i punti di vista, spesso opposti, su politica, religione, etica, che uniscono e dividono Teresa e Nino, il cui vero nome, Flaminio, disprezzato da lui e amato da lei, ci racconta l’amore dell’autore per la città che vive e racconta, che conosce e ama, come si capisce con commozione dalla visita nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, dove l’estasi di Santa Teresa di Bernini, il suo volto bianco soffuso di un misterioso piacere, diventa messaggio d’amore anche fra i due protagonisti:

“La vedi quella scritta in latino, lassù, tenuta in mano dalla piccola folla di angeli? Dice così: se non avessi creato il paradiso, lo farei anche ora solo per te. Sembra una dichiarazione d’amore, ha detto Nino. E’ una dichiarazione d’amore, ha detto Teresa.”

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