“Una viennese a Parigi” di Ernst Lothar

Ernst Lothar non delude i suoi appassionati lettori e in questo romanzo uscito negli Stati Uniti nel 1941 mentre la guerra era in corso, e poi solo nel 1951 in tedesco, presso un editore austriaco, appena pubblicato in Italia da E/O con la bella traduzione di Monica Pesetti, ci intriga, ci cattura.

La storia è quella della giovane Franziska, una ragazza viennese di classe elevata che nel 1938, subito dopo l’Anschluss, disgustata dall’indifferenza dei suoi concittadini, decide di lasciare l’amata Vienna per stabilirsi a Parigi, dove viene segnalata per lavorare come segretaria in una agenzia cinematografica americana. Lo stesso autore ci avverte di aver trovato un diario manoscritto e di averlo pubblicato, con i doverosi cambiamenti di nomi ed eventi personali, per dare testimonianza del carattere, della risolutezza con cui una giovane donna è riuscita, pur in momenti così drammatici, a conservare la propria dignità, la propria appartenenza alla patria austriaca, la propria integrità morale. Il diario di Franzi, divenuta Françoise per amore del giornalista francese Pierre Durand, è una grande storia di passione per un uomo, per la propria patria, l’Austria, per la nuova patria acquisita, la Francia, in nome della giustizia e della umanità: Franzi appare proprio, nella gabbia stritolante del regime Hitleriano, una europeista ante litteram. Le vicende nelle quali sono coinvolti i personaggi di questo romanzo ricco ed emozionante sono la storia ben nota del crescente potere hitleriano dopo il 1938. Mentre nei primi giorni la vita di Franzi nella sede parigina dell’agenzia americana dove si sta lanciando il capolavoro di Disney, Biancaneve, è piacevole e ricca di amicizie nuove e stimolanti, felice di aver lasciato la sua città, ormai sotto il dispotico regime nazista, con il passare dei mesi si accorge che neppure a Parigi può sentirsi sicura: ormai le maglie del nazismo si stanno stringendo, i permessi di soggiorno e di lavoro sempre più difficili da ottenere, e i venti di guerra soffiano sempre più impetuosi. La storia d’amore con il noto giornalista Pierre, che lei chiamerà Pierrot, già sposato e padre di due bambine, renderà la sua vita sempre più complicata: la moglie di lui, Germaine, le farà una guerra spietata, anche se Françoise è determinata a sposare il suo uomo, da cui aspetta un figlio.
Nel settembre 1939 i timori di una guerra imminente divengono realtà, e i nazisti ben presto dilagheranno anche in Belgio, Olanda, Francia: Pierre è richiamato come ufficiale riservista e parte per il fronte, Franzi resta sola a Parigi, dopo aver messo in salvo i suoi genitori, che sono riusciti a raggiungerla, e il piccolo appena nato.

Avviandoci verso la conclusione del romanzo ci si rende conto di come la frivola segretaria viennese in vacanza a Parigi si sia trasformata in una coraggiosa eroina. Ernst Lothar ci racconta nel dettaglio la vita della capitale francese sotto il dominio nazista, sottolinea come il termine “collaborazionismo” fosse divenuto un modo di essere di troppi francesi, non solo quelli fuggiti sotto l’ombrello protettivo del governo di Vichy. Una bella lezione di storia europea, quella raccontata nelle pagine del diario di Franzi, che si conclude in modo drammatico ma colmo di speranza per la costruzione di un mondo meno ingiusto. Non si può fuggire sempre e Franzi si dimostrerà coraggiosa, coerente, forte: un esempio in tanta ignavia e tanta complicità che si manifestarono in quei terribili anni. La copertina del libro, che ritrae una donna seduta alla macchina da scrivere, ha un’intensità nello sguardo che ci avvicina anche visivamente al personaggio che in prima persona ci racconta di sé con semplicità ed onestà nelle lunghe pagine del suo diario.

Lascia un commento