“Uomo e donna” di Wilkie Collins

Anne Silvester, giovane e raffinata, è accolta come istitutrice presso la famiglia di Lady Lundie, amica d’infanzia della sua sfortunata madre, e diviene inseparabile dalla figlia di lei, Blanche. Quando il nobile Geoffrey Delamayn, aitante sportivo da tutti idolatrato per le sue doti atletiche ma privo di cervello, la seduce compromettendone la reputazione, Anne, pur non amandolo, è costretta a cercare di salvare il proprio onore progettando un matrimonio segreto. Si trova però in Scozia, e qui le leggi sul matrimonio sono così ambigue e inconsistenti che finisce con l’essere accusata di aver sposato Arnold, il fidanzato della sua cara amica Blanche.
Dopo una serie di colpi di scena, la verità verrà ristabilita, ma per Anne si rivelerà la peggiore delle condanne: Geoffrey, infatti, minato nel fisico e nello spirito dal troppo allenamento sportivo, decide di tenerla segregata in casa finché non avrà trovato il modo di ucciderla per essere libero di sposare una ricca ereditiera.

In un’atmosfera sempre più cupa e claustrofobica, “Uomo e donna” di Wilkie Collins scivola lentamente verso la tragedia, dominato dalla figura sinistra e inquietante di Hester Dethridge, l’anziana cuoca muta dal passato oscuro e terribile alla quale è affidato il compito di tirare le sorti della vicenda.
Pubblicato nel 1870, “Uomo e donna” combina il ritmo serrato e la trama ben congegnata dei romanzi più famosi di Wilkie Collins con la critica sociale, scagliandosi contro le contraddizioni delle leggi vigenti sul matrimonio e sulla proprietà e contro una generazione che ha abbandonato l’affinamento dell’intelletto per dedicarsi al culto dei muscoli e alla pratica di sport violenti.
Nella traduzione di Alessandra Tubertini, appena pubblicata dalla Fazi editore, Wilkie Collins si presenta non solo come grande maestro di detective stories ma anche come attento osservatore delle ingiustizie sociali, e accusatore delle leggi sul matrimonio in vigore nel periodo Vittoriano. Anche se queste leggi sono state modificate nel Regno Unito e negli Stati Uniti, le donne ancora oggi continuano a vivere alla mercé degli uomini in molte parti del mondo senza alcuna protezione legale.
Wilkie Collins si impegna anche in una critica della cultura forsennata dell’atletismo a scapito della formazione della mente o del carattere, una cultura incarnata, appunto, dal personaggio di Geoffrey Delamayn.

Anche se Wilkie Collins usa il romanzo per attirare l’attenzione su queste cose, ciò non va mai a scapito della storia. Il racconto si muove attraverso una catena di eventi spasmodici, circostanze innocenti che diventano conseguenze non intenzionali ma che determinano e minacciano il futuro di alcuni personaggi. Una storia in cui gli interessi egoistici di un vecchio e l’indifferenza più spietata di un giovane rendono troppo chiaro cosa significhi essere una donna sola in una società, che si aspetta tu abbia la protezione di un maschio, padre o coniuge che sia. Grande romanzo sull’impotenza delle donne in Gran Bretagna nell’Ottocento e su come una giovane donna, Anne Silvester, grazie alla sua determinazione e forza di volontà, sia stata in grado di superare un destino orrendo. Altrettanto emozionante come il più famoso dei suo romanzi “La donna in bianco”.

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