"Vicolo dell’Immaginario" di Simona Baldelli

Il titolo Vicolo dell’Immaginario di questo intrigante romanzo di Simona Baldelli allude alle misteriosa atmosfera che l’autrice crea intorno alle vicende raccontate con una scrittura che alterna pagine di realismo ad altre in cui si consuma una sorta di sogno fantastico ed evanescente come la nebbia che sale dal fiume Tago.
Un romanzo doppio, un personaggio femminile che vive due esistenze, che assume due identità, due nomi: Clelia, una ragazza che vive in un paesino della Bassa Padana vicino a Raggio Emilia, fa l’operaia in una fabbrica di giostre, abita con una madre esacerbata dalla precoce vedovanza e dalla presenza della figlia minore, Marisa, affetta da poliomielite, della cui malattia si sente colpevole quanto la figlia Clelia, bella e sana, a cui attribuisce responsabilità che la ragazza certamente non ha.

L’arrivo di Dario, un caposquadra della fabbrica, cambia la vita di Clelia. I due si innamorano, vivono come in un sogno i loro progetti di vita insieme, ma le visite in casa del ragazzo turbano a tal punto la giovane Marisa, che si è innamorata a sua volta di Dario, che spingono Clelia ad un atto riparatore nei confronti della sfortunata sorella: sarà lei a sposare Dario. Poi succedono molte altre vicende drammatiche, tanto che Clelia, esasperata dal clima familiare, decide di partire e di non tornare. Si stabilisce a Lisbona, dove vivrà un’altra vita, con un altro nome, Amalia, ispirandosi alla celebre cantante portoghese del fado, che ascoltava ai tempi felici del suo grande amore perduto.
Presto Amalia troverà lavori che le consentano di sopravvivere: la dama di compagnia della vecchia Francisca Josefa, una aristocratica in miseria che attende il ritorno del re Sebastiano, perito in battaglia secoli prima, e vive di sogni del passato, in una sorta di fantasia onirica, malgrado riceva misteriose lettere che giungono proprio dal passato. Poi c’è il Vicolo strettissimo dove in una piccola osteria si consumano riti misteriosi a base di pesce, di acqua, di attese di misteriose presenze che la vecchia e potente Tia Marga orchestra coinvolgendo Amalia nei suoi riti ai limiti del reale. Dalla nebbia del fiume Tago si alzeranno le anime dei morti per fare i conti con i vivi, in una sarabanda quasi onirica nella quale la stessa Amalia, irretita dalla corte del giovane Antonio, non sa se prestare fede. Romanzo che sembra appartenere ad una tradizione poco italiana, se si esclude il realismo magico di Massimo Bontempelli, che richiama invece autori dell’America Latina, penso a Bioy Casares. Una sorpresa, un libro pieno di fascino, di piccoli colpi di scena, che ha per protagonista una giovane donna, le sue enormi difficoltà a creare un equilibrio tra amore, passione, sogni, rapporti difficili, ingiustizie, gelosia, memorie. Il potere dell’immaginazione aiuterà Clelia/Amalia a fare davvero pace con se stessa.

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