“I fantasmi dell’impero” di Marco Cosentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella

Nel 1937 l’Africa Orientale italiana era divenuta un Impero, voluto da Mussolini, dal re Vittorio Emanuele III, e da un Viceré, il ciociaro generale Rodolfo Graziani, che diventerà tristemente noto, nel seguito della sua carriera di esponente del governo Fascista Repubblicano di Salò.
Marco Cosentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella, i tre autori de “I fantasmi dell’Impero”, libro insolito ma molto convincente, ricostruiscono attraverso decine di documenti, fotografie, telegrammi e messaggi cifrati, scovati pazientemente negli archivi, vicende vere che sapientemente sono mescolate con personaggi di fantasia per dare vita ad una ricostruzione storica di quel periodo assolutamente originale.

I due protagonisti del racconto, il magistrato militare Vincenzo Bernardi di La Spezia e il tenente fiorentino Vittorio Valeri, un autiere con l’hobby della fotografia, occupano gran parte del racconto e sono l’espediente narrativo di cui gli autori si servono per ricostruire un pezzo di storia del nostro effimero impero coloniale, dilaniato da lotte interne, rivalità, tradimenti, incompetenza, mancanza di mezzi, impreparazione. Il racconto che gli autori ne fanno sembra l’anticipazione di quanto avverrà, su scala molto più vasta, negli anni a seguire, durante la Seconda guerra mondiale.
Seguendo l’itinerario della colonna di uomini e mezzi mandato a sedare una rivolta sanguinosa nella regione del Goggiam, al centro dell’Etiopia, in seguito all’attentato nel quale il Viceré Graziani per poco non aveva perso la vita, vediamo Vincenzo Bernardi, uomo al di sopra delle parti e fedele custode della legalità, andare incontro ad una serie di trappole che dovrebbero eliminarlo, messe in atto da chi, tra gli alti ufficiali, non vorrebbe intrusioni nelle gesta poco pulite che avvengono nelle parti più oscure di quella lontana colonia: uccisioni sommarie, torture, totale mancanza di regole nell’applicazione di regolamenti che non sono che rese di conti fra nemici. Ne emergono figure di noti generali ed alti ufficiali dell’esercito e della Milizia totalmente screditati: tra corruzione ed ignavia sono davvero pochi gli atti di coraggio che vengono registrati nel racconto appassionante che gli autori fanno di questo periodo così oscuro della storia del nostro tristissimo impero coloniale. Bernardi nella sua difficile ricerca di verità è circondato da nemici più potenti di lui, viene catturato, tenuto prigioniero per giorni in condizioni drammatiche, e dispera di uscirne vivo. I suoi pensieri in quelle lunghe ore ricostruiscono con chiarezza il quadro di cui lui è stato una cornice ininfluente:

“Odiava puzzare. Odiava quella prigionia. Odiava il suo guardiano. E odiava quel luogo che gli offuscava i pensieri e gli toglieva lucidità. Eppure cosa gli poteva mai servire, essere lucido, in quelle circostanze? Maledì la missione, Graziani, Mazzi, l’Etiopia, il Goggiam, Barbacini, la colonna, i lanciatori di coltelli, la battaglia, i camion, i cavalli, i muli, la fame e la sete, Pirzio Biroli, Corvo, l’Impero, la polizia coloniale, le menzogne, l’attesa, il suo guardiano e i suoi capi, i villaggi di tucul, i preti copti…”

Una sintesi, questo brano, di quanto incontrano Bernardi ed il suo fedele aiutante Valeri, coinvolto nel suo stesso destino, nel tentativo di essere corretti in un mondo assurdamente corrotto e pieno di insidie politiche. Mussolini e Badoglio, Il Duca d’Aosta, Cavallero e Pirzio Biroli, Graziani e i suoi fedeli, le milizie fasciste, le penne di Falco, le truppe di ascari, compaiono in questo affresco ben disegnato, approfondito, che ci mostra con una scrittura tagliente, accurata, precisa, una serie di avvenimenti che hanno contribuito a sprofondare l’Italia verso la fine dell’impero, e poi nel gorgo della Seconda Guerra Mondiale e della fine della dittatura mussoliniana.
Ci sono anche due donne nel romanzo: la domestica Emma e la liceale Bruna, che aspettano il ritorno in patria dei nostri eroi africani e rendono ancora più plausibile e veritiero il pezzo di cronaca che ci viene raccontato; poi la fine della guerra, l’epilogo, la tela del ragno, la resa dei conti che Bernardi avrà con l’ormai vecchio generale Pietro Badoglio, a Grazzano nel 1952.

Un romanzo verità tutto da leggere, da meditare, su cui potrebbero ben riflettere i tanti ragazzi che oggi, senza sapere di cosa parlano, guardano con nostalgia al fascismo e alle sue imprese. Un modo diverso di studiare la storia coloniale, di leggerla nelle sue pagine più atroci, di fare i conti con la leggenda assurda di noi italiani brava gente che troppe leggende prive di testimonianze storiche hanno a lungo accreditato.

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