“Il valzer degli alberi e del cielo” di Jean-Michel Guenassia

Grandissimo successo in Francia per questo romanzo che ci racconta l’ultimo presunto grande amore del pittore mitico, Vincent Van Gogh, raccontato dalla giovane Marguerite Gachet, la figlia del dottor Paul Gachet, un medico di Auvers-sur-Oise, non lontano da Parigi, che nell’estate caldissima del 1890, si troverà ad accogliere prima come paziente, poi come amico e infine come nemico acerrimo, proprio Van Gogh che aveva deciso di prendere ispirazione per la sua pittura non ancora notissima ed affermata da quelle terre che gli offrivano scorci originali.
La ragazza, appena diciannovenne, che si trova davanti il pittore malvestito, con una sacca a tracolla e un cappellaccio, scambiandolo per un vagabondo, dovrà presto ricredersi: lei, che vive una vita nella noiosa provincia francese, desiderosa di diventare pittrice, si innamorerà perdutamente di Van Gogh, divenendone presto in segreto l’amante appassionata, anche se lui non ricambia altro che una momentanea passione fisica; sa benissimo di essere troppo vecchio per la passionale Marguerite, pessima pittrice con poche prospettive di migliorare. Inoltre lui è interamente posseduto dal demone della sua prepotente ispirazione artistica che sembra quasi divorarlo, non lasciandogli altre energie da dedicare ad una relazione duratura, come spera invece la docile Marguerite.
Lei intraprenderà una guerra feroce con suo padre, che dopo aver scoperto la sua scandalosa relazione col pittore, la chiuderà in casa, per giorni, facendola quasi impazzire e sottraendole ogni forma di libertà e di contatto con Vincent; lui quasi non si accorge della sparizione della ragazza con cui aveva vissuto tante notti d’amore e, quando lei finalmente ricompare, il loro confronto sempre più acceso finirà in modo altamente drammatico: un colpo di pistola sparato accidentalmente dal revolver che Marguerite aveva sottratto al padre finirà per causare la morte del pittore, neppure quarantenne, dopo una dolorosa e lunga agonia.

Invenzioni? Leggende? Cosa c’è di vero e di realmente accaduto nella vicenda che ha portato ad una morte prematura colui che diventerà il più celebrato e venduto artista del ’900? La versione data da Marguerite Gachet, che passerà tutto il resto della sua lunga vita in adorazione di Van Gogh, di cui si dirà unica e vera moglie, è una storia plausibile?

Il romanzo è molto ben costruito, gli ambienti degli artisti di allora, come Pizarro e Paul Gauguin, soprattutto, ben riprodotti, come pure è mirabile la ricostruzione dell’ambiente provinciale in cui è ambientato il romanzo: il farmacista ateo che vorrebbe Marguerite per nuora, i pranzi domenicali con menù sopraffini che vengono diligentemente cucinati dalla serva padrona Louise, la miseria della vita quotidiana di un uomo come Vincent, alloggiato in una mansarda rovente e minuscola, ricco solo della sua prepotente ispirazione, pronto a lasciare tutto per raggiungere i suoi sogni di un’arte che tutto lo impegna, lo possiede, lo risucchia quasi. Magari in Madagascar, in compagnia dei più grandi pittori del tempo.
Il pittore esce da questo libro molto ridimensionato, la focalizzazione è tutta sulla vicenda della coraggiosa Marguerite. Nel testo ricorrono citazioni di giornali d’epoca, che tentano di ricostruire, un po’ freddamente, un’atmosfera sociale e politica. Solo in qualche pagina però viene ricostruita la storia di quegli anni difficili, che la donna ricorderà molti anni dopo, quando la passione per Vincent sarà solo uno struggente ricordo:

“Quanto eravamo ingenui! Come abbiamo potuto essere così ciechi? Eravamo sull’orlo del baratro e avanzavamo a occhi chiusi, allegri e ignari”

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