“Mrs Bridge” di Evan S. Connell

Mrs Bridge” (Einaudi, 2016) di Evan S. Connell fu pubblicato negli Stati Uniti nel 1959 ed esce per Einaudi solo ora nella traduzione di Giulia Boringhieri, che riproduce fedelmente un linguaggio che è caratteristico degli anni Trenta, negli Stati Uniti, a Kansas City, dove vivono i protagonisti del romanzo. La vicenda ha come personaggio principale India Bridge,una ragazza qualsiasi, che, dopo la morte del padre accetta di sposare un giovane e promettente avvocato dai capelli rossi e dall’aria distratta, Walter Bridge, che apre uno studio a Kansas City dove la coppia si trasferisce.

Seguiamo così per lunghi anni il matrimonio di Mrs Bridge, che avrà tre figli, Ruth, Carolyn, Douglas. La casa ricca e spaziosa, la cameriera di colore Harriett, la vita sociale al Country Club, il marito sempre a studio, anche il sabato e la domenica, i figli diversi, tesi a stili di vita differenti, lei nel corso degli anni sempre più ricca di oggetti che il marito le dona ad ogni compleanno: una grande automobile, la Lincoln, una pelliccia sontuosa, infine un bellissimo e lungo viaggio in Europa. La coppia attraversa l’Atlantico in nave, giunge in Inghilterra, visita Londra, e poi Parigi, l’Italia... A roma i due siedono a via Veneto, infastiditi dall’afa romana e dal chiasso degli italiani; ma in quelle ore Hitler invade la Polonia, e la coppia rientra precipitosamente in patria, di cui “Mrs Bridge” aveva un’insolita nostalgia. Poi la vita riprende nella sua monotonia, che rende la moglie sempre più sola: i figli si stanno allontanando, Ruth spregiudicata e ribelle se ne va a New York a lavorare come giornalista di moda, Carolyn accetta la proposta di matrimonio di un ragazzo provinciale e spiantato con cui si sposa ed è subito infelice; Douglas, il più problematico, si arruola nell’esercito pur di uscire dal clima soffocante della casa. “Mrs Bridge” è rigidamente conformista, abituata a schemi mentali dai quali non deroga, sostanzialmente sola, visto che con il marito ha un rapporto di dipendenza, con i figli di crescente estraneità, con la domestica di lontananza, con le amiche, pur numerose, di curiosità che non diventa mai intimità.

Evan S. Connell divide il suo primo romanzo, da cui poi sarà tratto un film dal regista inglese James Ivory che affiderà la parte di protagonista a Joanne Woodward, ad una serie di piccoli e piccolissimi capitoli, il cui titolo riprende i temi della banale quotidianità di “Mrs Bridge” lungo il corso della sua vita: guanti, tovagliolini per gli ospiti, cappelli, il Louvre, via Veneto,la lezione del Pastore, lezione di spagnolo, polsini sdruciti, educazione sessuale, la Chrysler e il pettine, il pane all’ananas... India Bridge va verso la maturità rassegnata ad una incipiente depressione, con la casa svuotata, il marito sempre più lontano, la mancanza di strumenti che l’avviino verso una almeno parziale indipendenza psicologica. Evan S. Connell attraverso la vita di “Mrs Bridge”, una donna come tante, racconta il razzismo, l’ignoranza, il conservatorismo, l’isolazionismo di una città minore degli Usa tra Grande Depressione e Seconda Guerra Mondiale: l’Europa è una meta solo turistica, la sessualità è un tabù, il rapporto di coppia problematico, la cultura riservata ad una élite, la filosofia dominante espressa con chiarezza da Walter Bridge, il padre-marito padrone:

“Questo Paese si regge sul principio che più uno investe le proprie energie e la propria intelligenza nel lavoro che fa, più ha diritto di guadagnare. Spero che rimanga sempre così”.

Un romanzo interessante dal punto di vista sociologico, ben scritto e meglio costruito, ottimamente tradotto, una scoperta per i lettori italiani che conoscono autori americani famosi ma mai tradotti prima in italiano.

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